Tra i clienti di Green Hill ci sarebbero associazioni o comunque enti di protezione animale. Si tratta, comunque, di strutture straniere, non italiane. Tedesche e francesi, almeno nell’ultimo anno.
Alcuni di questi insoliti clienti non fanno mistero di avere ricevuto cani da recuperare. In buona parte, però, dicono di avere ricevuto animali già utilizzati negli esperimenti, cosa che invece a Green Hill non dovrebbe avvenire, trattandosi di un allevamento.
L’uso di animali da riabilitare una volta utilizzati negli esperimenti, è presente anche in Italia. Animali che in alcuni casi compaiono accanto a richieste di raccolta fondi.
Ma quanti cani sono arrivati alla “protezione animale” straniera? Dall’inizio dell’anno, 70 in Germania di cui circa un terzo parrebbe senza registrazione di microchip. In Francia ne sono invece arrivati 42 ma i microchip sarebbero appena otto. Giorni addietro l’OIPA aveva diramato un comunicato ove dichiarava che solo una parte degli animali dell’allevamento di Montichiari era fornito di chip. In tutti i casi si tratta di cani, sia maschi che femmine, nati tra il 2007 ed il 2010. Anche giovani, dunque. Perchè Green Hill li ha venduti alla protezione animale? A cosa sono, o non sono, serviti?
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