Complici le temperature miti e le giornate più lunghe bipedi e quadrupedi sono invogliati a concedersi lunghe passeggiate all’aria aperta.
Con il caldo però ritornano anche le zanzare che, se per l’uomo rappresentano soltanto un fastidioso ponfo pruriginoso, per i cani possono voler dire contrarre una malattia subdola e di difficile individuazione, a causa di sintomi non sempre facilmente identificabili: la leishmaniosi.
Malattia ormai piuttosto conosciuta nel nostro Paese, e che da almeno dieci anni rappresenta lo spauracchio di tutti i proprietari di cani. Si tratta di una malattia parassitaria che, in realtà, colpisce diverse specie animali ma il cane rappresenta senza dubbio la specie più sensibile. La leishmaniosi è causata da un protozoo, ossia un organismo monocellulare insensibile all’azione degli antibiotici.
Questo microrganismo si insedia negli apparati vitali del proprio ospite (quali linfonodi e milza) procurando una malattia dagli sviluppi lenti che, se non tenuti sotto controllo, arriva a procurare inesorabilmente la morte dell’animale ospitante.
Come si contrae la malattia
Il vettore della leishmania è il pappatacio o flebotomo. La leishmaniosi è un unicellulare che completa il suo ciclo vitale tra due ospiti uno vertebrato (cane) l’altro invertebrato (flebotomo o pappataceo).
Il ciclo nel pappataceo ha inizio nel momento in cui l’insetto si infetta pungendo una animale malato. Questo passaggio è essenziale per il completo sviluppo della Leishmania che, al termine della sua maturazione viene immessa in un ospite vertebrato durante la puntura dell’insetto.
Tutto questo determina che un animale malato non è in alcun modo pericoloso per uno sano nemmeno se la convivenza è strettissima, dato che la trasmissione non può avvenire per via diretta nemmeno se si mettono a contatto dei due soggetti liquidi organici quali, ad esempio sangue (tramite magari delle ferite) o urine. Quello da cui bisogna guardarsi è invece il flebotomo, insetto prevalentemente notturno che inizia la ricerca di cibo al calare della notte, con picchi di massima attività intorno alla mezzanotte e un’ora prima del sorgere del sole.
Quali sono le zone di diffusione
La leishmaniosi è legata alla presenza del flebotomo e quindi la diffusione della malattia è pari alla presenza sul territorio dell’insetto vettore. Il flebotomo vive nelle regioni esotiche ma anche in tutta la zona del mediterraneo, Costa Azzurra, Spagna, Grecia, Italia ecc.
In Italia le regioni in cui la malattia è particolarmente presente sono Liguria, Toscana, centro e sud Italia. C’è comunque da sottolineare che il recente innalzamento delle temperature ha fatto riscontrare lo stanziamento del flebotomo in zone un tempo esenti come il Piemonte e il Lago di Garda.
Come proteggere i cani?
Dato che non esiste nessun vaccino per difenderli occorre mettere in atto tutta una serie di accorgimenti atti a prevenire la malattia.
Il pappatacio punge soprattutto nelle ore notturne e all'alba ed è talmente piccolo che le zanzariere non riescono a fermare la sua aggressione, la miglior cosa da fare contro il suo morso, potenzialmente pericolosissimo, è impiegare repellenti contro gli insetti volanti nell'ambiente dove si vive o direttamente sul mantello degli animali facendo attenzione ad usare prodotti appositamente studiati per gli animali perché i repellenti per uso umano in commercio contengono sostanze che se leccate o inalate dal cane sono tossiche.
Ovviamente i soggetti che pernottano all'esterno sono comunque più esposti alla puntura dell'insetto e quindi al contagio.
È importante sottoporre la cuccia a frequenti trattamenti insetticidi.
Attualmente esistono in commercio collari antiparassitari e gocce spot on in grado di contrastare piuttosto bene l’attacco dei flebotomi.
Bisogno però tenere in conto che tutte queste misure profilattiche rappresentano un ottimo modo di abbassare quanto più possibile le possibilità di contagio ma, non sono in grado di garantire in maniera assoluta il cane dalla puntura dell’insetto.
Poiché è importantissimo sapere se il cane ha contratto la malattia, nonostante tutte le precauzioni messe in atto, occorre sottoporlo 2 volte l’anno (a maggio e novembre) ad una apposita analisi del sangue accerta la presenza della leishmania.
È importante non sottovalutare nessuna delle procedure di prevenzione e di controllo sopra indicate perché se, ovviamente prevenire è meglio che curare, occorre sempre tenere presente che dato che non esistono vaccini se il cane malauguratamente dovesse contrarre la malattia si salva soltanto se la questa viene diagnosticata rapidamente.
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